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sabato 25 febbraio 2012

TrashAwards 2012

In attesa degli AlekAwards di quest'anno, una nuova premiazione atta a premiare tutte le cose più strane, rozze, balzane che circolano su internet.
Regole: non ci saranno nominations, categorie fisse o chissà che. Semplicemente, una volta l'anno assegnerò i premi a mio puro piacimento.

PREMIO TRASH ALLA CARRIERA: Iva Zanicchi
La Zanicchi la conosciamo tutti: vincitrice a Sanremo, presentatrice di indubbia fama, parlamentare di dubbie capacità. Eccola qui in un video d'epoca in cui...vabbè è chiaro. C'è chi dice che in quel frangente fosse sotto ipnosi, ma chi è disposto a vagliare la veridicità di tali affermazioni?


PREMIO CANTANTE E CANZONE TRASH: Donato Mitola con "Succhio Succhio, Lecco Lecco"
La concorrenza in Italia è fortissima per questo premio, ma ho preferito premiare un decano del trash che, oltre a questa canzone, ci ha lasciato pezzi memorabili come "Licantropo" o "Il Serpente". Che possa vincere anche nei prossimi anni?


PREMIO SPECIALE ESIBIZIONE ARTISTICA: Jessi Malò alla Sagra Paesana
La sua danza sulle note di "Gloria" di Umberto Tozzi ha fatto il giro del mondo e ci starebbe un premio anche per quella, ma anche questo live ha il suo perchè. Mi sento solo di scrivere Grazie di Tutto, Eroe.


PREMIO DELLA GIURIA "MAMMA MIA SE SEI MESSO MALE": La Numa Girl
Dico io, ok voler avere un quarto d'ora di celebrità, ma questa è pazza da legare.
Mettete a letto i bambini!


PREMIO SPECIALE "UN MITO INCANCELLABILE": Steklovata
Forse ho già dedicato loro un post anni fa, ma chi se ne frega, meriterebbero un post al mese. La cosa migliore che l'ex blocco sovietico ha dato al mondo dopo quintali di gnocca accessibile a tutti coloro i quali possano permettersi un biglietto RyanAir. E dire che di rivali per il premio ne avrebbero...

Jay & Silent Bob...Fermate Hollywood!


Parlo spesso di cinema sul mio blog, ma questo film mi ha segnato, nel bene e nel male. Tanto che al momento lo considero uno dei migliori film demenziali che abbia mai visto.

Il Film (che, vista la lunghezza del titolo, abbrevierò in J&SB) può essere considerato uno spin-off di Clerks, film indipendente di metà anni '90 -che magari un giorno mi degnerò di recensire, non si sa mai-, dato che i protagonisti sono gli stessi (e in effetti lo è anche l'autore e il regista, Kevin Smith). I protagonisti di cui sopra sono appunto Jay e Silent Bob, due spacciatori del New Jersey che, dopo essere diventati star di un fumetto chiamato Bluntman & Chronic e avere scoperto che la Miramax a loro insaputa sta girando un film, decidono di prendere la strada in direzione di Hollywood, al fine di bloccare le riprese a causa dei continui insulti che dalla rete si riversano sul progetto. Il viaggio sarà un pretesto per collegare tra loro gag ad elevato tasso di demenza e scurrilità, che non possono che piacere ad un amante del trash come il sottoscritto.

Non che ci sia molto da dire su un film come J&SB, ma è bello far notare che qualità e quantità di battute sono tali da non scontentare nessuno, si va da situazioni surreali ad altre molto più volgari ma non per questo meno divertenti. Oltretutto il film è impreziosito da tantissimi camei, anche con attori e registi che non ci si aspetterebbe di vedere in un film del genere, come Wes Craven, Gus Van Sant (strano che appaia in un film così spiccatamente omofobo) o George Carlin, affiancati da figure molto meno pretenziose come Ben Affleck, Matt Damon (la scena del remake di Will Hunting è da applausi), Will Ferrell, Chris Rock o James Van Der Beek.

Io lo consiglio caldamente, un film stupido dentro e fuori, ideale per passare un paio d'ore in allegria e guadagnarsi la stima degli amici a cui lo farete conoscere.

[8,0]

martedì 29 novembre 2011

Demotivational #2

1° Posto:



2° Posto:



3° Posto:


La terza è bellissima, commovente e per nulla demotivante.

sabato 20 agosto 2011

[ANTEPRIMA IN ESCLUSIVA] Death Toaster Kills



Da qualche ora è disponibile online il trailer di Death Toaster Kills, opera prima della piccola casa di produzione (di cosa, poi, è un mistero) Bucks Brothers Street Production.


L'obiettivo del regista (che è anche addetto al montaggio visivo e sonoro e protagonista del corto) e dello sceneggiatore (che è anche operatore, fonico in presa diretta, direttore della fotografia e co-protagonista) che, ironia della schizofrenia, si chiama come me, è quello di proporre un horror incisivo e terrificante senza però tralasciare una lieve satira e critica agli stilemi dell'horror made in USA -questa devo aggiungerla per il "fair-use" del copyright-.

Motore centrale della pellicola sarà la malvagità del tostapane, impersonato magnificamente da Jackie Smith, il quale intende scatenare una rivolta per riconquistare la libertà sinora negata alla sua specie. Dovrà però vedersela con un trio di predestinati che cercheranno in ogni modo di far sopravvivere la razza umana. Ce la faranno? Sì, ma mica vi sto a raccontar tutto io...

Comunque eccovi il trailer



Potete anche cercare la BBSP su Facebook.

martedì 26 luglio 2011

The Social Network


Caso cinematografico dello scorso anno, vincitore di 4 Golden Globe e 3 Academy Awards, The Social Network racconta la storia della nascita di Facebook, la creatura di Mark Zuckerberg che l'ha reso l'under 25 più ricco al mondo. Ma è tutta farina del sacco di questo (ex) nerd che studiava ad Harvard? Pare proprio di no, visto che un network molto simile (Harvard Connection) era stata proposta a Zuckerberg da altri tre studenti, risarciti profumatamente.

Al di là della storia che narra gli anni della nascita e dell'esplosione del fenomeno di Facebook (ispirati al libro denuncia Miliardari per caso - L'invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento) molti sono gli spunti interessanti del film.

Anzitutto, la caratterizzazione a tinte fosche del personaggio principale, Mark Zuckerberg (interpretato magistralmente da Jesse Eisenberg), molto lontano dall'immagine che di lui ci viene offerta da giornali o servizi televisivi. Quello di The Social Network è un programmatore restio al contatto umano, vendicativo, senza scrupoli ma incredibilmente dotato per quello che fa, arma che suo a suo vantaggio. Come si può notare, ben diverso dal nerd generoso e sociale che lo stesso Zuckerberg si sforza di sembrare.

Ammirevole anche lo spaccato della vita universitaria americana che offre il film: Quella di Harvard è una gioventù brulicante di vita e di idee, costantemente in fermento, inserita in un contesto stimolante come il campus della celebre università. Se vogliamo, una comunità che non piace ai membri del CdA, soprattutto quando dicono che al giorno d'oggi i giovani "più che cercare un lavoro preferiscono inventarselo". C'è comunque da riconoscere questa particolare vivacità intellettuale, molto lontana dal nostro stilema di "Università".

Infine, notevole è anche l'analisi condotta da Fincher, attraverso la sceneggiatura di Sorkin -che è considerabile come il vero punto di forza della pellicola, sui rampolli delle famiglie perbene che vivono nel campus, intente più a rispettare il protocollo, l'aparenza e l'etichetta salvo poi farsi "bagnare il naso" dall'ultimo arrivato.

Io consiglierei vivamente la visione del film, nonostante la lentezza della sequenze iniziali possano spingere a dedicarsi ad altro dopo pochi minuti. Rende bene l'idea di cosa siano i "nativi digitali" e delle infinite possibilità che il computer offra oggi in termini di arricchimento (troppo?) facile e di riscatto sociale -non a caso, Zukerberg ha inventato Facebook per ripulirsi dopo lo scandalo FaceMash, con cui violò le reti di sicurezza di Harvard e creò un sito dove mettere a confronto la bellezza delle ragazze di Harvard-. A insaporire il tutto, poi, interviene una parte "legale" inserita perfettamente nel contesto e qualche trovata molto divertente (sebbene non ci veda quel capolavoro "immenso ed ironico" di cui hanno parlato Rolling Stone e il Time).

[9,0]

venerdì 20 maggio 2011

iMortacci

Stavo pensando che sarebbe opportuno dedicare una nuova sezione alle app più cool dell'AppStore, in cui vadano ad essere contenute tutte quelle che non sono videogiochi. E mi pare una bella pensata.

Escludendo AppyBunga (che rimane il padre spirituale di questa sezione), ad inaugurare lo spazio sarà iMortacci, app che vuole essere una vera e propria enciclopedia del mortaccione all'italiana, oltre che un modo per farsi due risate.

Sviluppata dall'italiana ApexNet, l'applicazione contiene centinaia di modi di dire, insulti, frasi fatte tipiche delle varie cadenze dialettali del Belpaese, che possono essere ascoltate e fatte ascoltare, con tanto di spiegazione e traduzione in italiano a schermo (essenziale per capire certi modi di dire in sardo, ad esempio).

Carina l'idea di poter votare i mortaccioni preferiti, di registrarne a propria volta e di poterli inviare ai propri amici via social network. A ciò si aggiungano i nuovi mortaccioni che vengono offerti gratuitamente ogni settimana (tra cui potrebbe esserci quello che avete registrato voi).

Il prezzo? è gratis, il che, stante la pressochè totale assenza di utilità di questa App, mi sembra un punto a favore.

lunedì 16 maggio 2011

Brand New Idol: Il Piccolo Lucio

Il Justin Bieber italiano?

Lucio Vario, un passato da drogato di girelle, qui si cimenta nel suo cavallo di battaglia, "A me me piac'a nutella".
Da rimarcare ulteriori capolavori del neomelò campano quali "Giggino 'O bello" e "A Scuola non ci voglio Andare".



Certo si potrebbe discutere sulla abitudine di certi tizi di farsi soldi e pubblicità (per non dire audience in TV) usando ragazzini, ma non ne ho voglia.

venerdì 22 aprile 2011

Gli Sgommati



Ricordate quei programmi di Italia 1 che, nei primi anni '90 (con i Gommapiuma) e all'alba del nuovo millennio (con Ciao Belli) dissacravano la politica e il costume utilizzando manichini in gommapiuma? Ecco, Gli Sgommati, programma in onda tutti i giorni su SkyUno, è l'erede spirituale di questa genia di format.

Il programma, che si occupa di satira politica, vede per protagonisti tutti i burattini del teatro della politica italiana, cominciando da Silvio Berlusconi fino a Pierluigi Bersani (rigorosamente in bianco e nero), passando (tra gli altri) per Niccolò Ghedini, Giulio Tremonti, Antonio Di Pietro, La mummia Veltroni, Nichi Vendola, Daniela (Demon) Santanchè, Umberto Bossi e il Trota Renzo. Ideali presentatori del programma sono Aldo Biscardi con i suoi "sgup" e Antonio Cassano.

Sebbene l'idea non sia freschissima, i risultati invece sono spesso esilaranti: le gag e gli scambi di battute sono veloci e mordaci, le situazioni mai banali e le scenette musicali, per cui gli autori si avvalgono spesso della collaborazione della ormai famosissima Sora Cesira, strappano sempre più di un sorriso.

C'è da dire che dagli esordi del Gennaio scorso lo show è migliorato moltissimo: mentre prima c'erano evidenti cali di qualità da una puntata all'altra e una certa ripetitività degli spunti, ora, complice anche un aumento dei pupazzi, il programma è sempre più divertente.

Molte gag sono già da antologia: basti pensare a quella in cui Berlusconi che fugge su Pandora per evitare le inchieste della magistratura, ai Tremont Attack, parodia degli Art Attack di Giovanni Muciaccia, oppure alla serie di sketch dedicati alla nascita del partito di Gianfranco Fini.

Il mio consiglio è di non perdere questa fascia, che sa davvero divertire tantissimo e fa veramente satira, senza servilismi e con una buona dose di intelligenza.

[8,5]

domenica 13 febbraio 2011

Appy Bunga



Lo scandalo Ruby-Gate sta investendo come un tornado la vita politica italiana, e per "celebrare" l'evento segnalo una particolare applicazione per IPhone chiamata Appy Bunga. Sostanzialmente, si tratta di poter fare foto con una caricatura del Premier Berlusconi in alcuni momenti storici della sua vita da statista (sostanzialmente, si potrà gridare con lui "Bunga Bunga!!" o ritrarsi con B. mentre fa il famoso gesto delle corna) per poi condividere gli scatti su Facebook.

L'app è gratis e sulle prime procura anche qualche risata. Nulla che meriti l'acquisto, ma pare stia spopolando. Se anche voi volete sentirvi uno dei tanti nipoti di Mubarak, correte sull'appStore.

domenica 6 febbraio 2011

The Arcore's Nights

Video divertentissimo, strepitoso, satirico... insomma, solo buoni aggettivi per questo musical all'italiana.
E chi lo disprezza, si spaccia per parente di Mubarak.

mercoledì 26 gennaio 2011

Hitler's Corner 4 - TruceBaldazzi

Dopo lunghissima assenza, torna la rubrica che riunisce i video più divertenti realizzati con lo spoloquio di Hitler nel film La Caduta.
Oggi il Fuhrer se la prende con TruceBaldazzi, ventenne pseudo rapper divenuto, come altra gente tipo Gemmadelsud, i crazy frog brothers o quella che piangeva perchè aveva perso il motorino, uno dei fenomeni da baraccone di maggior successo di Youtube. Ovviamente, senza una reale motivazione, se non il fatto che facciano ridere i polli.

domenica 21 novembre 2010

Il Caso Foxconn

Riporto qui nella sua interezza un articolo scritto da Marco Tinè e apparso originariamente su Insidethegame.it dedicato a Foxconn, la società che produce per alcuni colossi dell'industria elettronica di consumo come Apple, Nintendo e Dell.
A corredo dell'articolo, nella versione originale, era presente un video che ho ritenuto non fondamentale per la comprensione del tema, e che quindi non ho riportato.





“Morire è l’unico modo per dimostrare di essere esistiti.
Probabilmente, per gli operai di Foxconn e per quelli come noi
che vengono chiamati “nongmingong”, lavoratori rurali migranti,
suicidarsi in Cina serve semplicemente a testimoniare di non avere affatto vissuto,
e che vivendo si è solo andati incontro alla disperazione.”

(Dal blog di un operaio, dopo il dodicesimo suicidio in Foxconn)

1.1 Introduzione – Suicidi in Foxconn

In quello che il sottoscritto, unitamente allo staff di Inside the Game, ritiene essere un gesto responsabile da parte di chi fa informazione legata al videogioco, dedichiamo questo articolo di approfondimento ai tragici eventi occorsi negli stabilimenti cinesi di Foxconn, gigante della manifattura elettronica presso cui dal Giugno 2007 si sono susseguiti 18 decessi, tra cui 15 tentativi di suicidio tristemente giunti a compimento in 13 occasioni. Le restanti morti includono casi di sospetto omicidio. Tra i clienti di Foxconn figurano Apple, Dell ed Hewlett-Packard, ma anche Sony, Microsoft e Nintendo: questa congiuntura con il mondo dei videogiochi porta a riflettere profondamente sui costi “occulti” del nostro divertimento, quelli che non si riflettono direttamente sul nostro bilancio di fine mese ma interessano la vita di chi lavora strenuamente – e spesso in condizioni al limite della dignità – per rifornire i mercati mondiali di console, telefoni cellulari, componenti per PC e quant‘altro.
Nell’indagare le ragioni dei suicidi (ma anche di decessi strettamente legati alle condizioni professionali in Foxconn), apriremo piccoli spiragli sulla mentalità imprenditoriale in potenze emergenti come la Cina, e su problematiche legate ad una possibile etica del consumo per chi come noi acquista beni prodotti nella regione.

1.2 Cronologia degli eventi

18 Giugno 2007 – La 19enne Hou, della provincia dell’Hunan, si impicca nella toilette del proprio dormitorio. Due settimane prima, aveva espresso ai genitori il desiderio di licenziarsi dopo aver ritirato il proprio stipendio.

1 Settembre 2007 – Liu Bing, 21 anni, addetto allo scaricamento di merci pesanti, muore due ore dopo essersi licenziato da Foxconn. Il Southern Metropolis Daily imputa il decesso all‘eccessivo carico di lavoro.

16 Gennaio 2009 – Feng, laureato 23enne, si lancia dal 14 piano del suo stabilimento lasciando una nota: “Troppa pressione al lavoro – emozioni instabili”. Al giovane erano stati negati i bonus di produttività.

21 Luglio 2009 – Sun Danyong, 25 anni, impiegato amministrativo presso lo stabilimento di Shenzhen, si lancia dalla finestra del suo appartamento al 12esimo piano. Accusato di aver trafugato un prototipo di iPhone 4G, Sun era stato trattenuto in isolamento dal personale di sicurezza dell’azienda, interrogato e picchiato, mentre l’appartamento veniva perquisito. Nelle sue ultime ore, confidava agli amici: “Sapendo che domani non verrò maltrattato ed usato come capro espiatorio, mi sento molto meglio”. Apple è successivamente intervenuta sulla questione, conducendo un’inchiesta personale ed esigendo dal fornitore un trattamento dignitoso e rispettoso della propria forza lavoro.

8 Gennaio 2010 – Rong Bo (età sconosciuta) muore saltando dal tetto del proprio dormitorio.

23 Gennaio 2010 – Ma Xiangqian, 19 anni, viene trovato cadavere in fondo alle scale del proprio dormitorio in Foxconn. Le due sorelle accusano l’azienda di averlo picchiato a morte (“c’erano graffi sul suo corpo – il petto era ricoperto di lividi, dalla bocca e dal naso usciva del sangue, ed aveva una grossa ferita sulla fronte”), e la stampa locale parla di un suo trasferimento alla pulizia delle toilette dopo avere accidentalmente danneggiato dell’equipaggiamento. Foxconn nega ogni responsabilità.

23 Febbraio 2010 – Wang Linyang, 16 anni, muore nel suo dormitorio in seguito a crisi cardiaca.

17 Marzo 2010 – Li, 20 anni, si lancia dal quinto piano del suo dormitorio dopo aver scoperto che i suoi risparmi erano stati rubati.

29 Marzo 2010 – Tian Yu (età sconosciuta) sopravvive dopo essersi gettata dal suo dormitorio. Ha successivamente rifiutato ogni contatto con la stampa per chiarire le circostanze del suo gesto.

6 Aprile 2010 – Liu Zhijun, laureato 23enne, muore dopo esser saltato dal 14esimo piano del suo dormitorio.

7 Aprile 2010 – Rao Leqin, 18 anni, tenta di togliersi la vita lanciandosi dal settimo piano del proprio dormitorio, ma un albero attutisce la caduta e la salva. Tra le cause del gesto, l’estensione dei turni lavorativi a 12 ore e nelle ore notturne, la paura di perdere il salario residuo in caso di dimissioni.

6 Maggio 2010 – Ning, 18 anni, muore dopo essersi lanciata dal tetto di un edificio aziendale.

7 Maggio 2010 – Lu Xin, laureato di 24 anni, si suicida saltando dal sesto piano. Secondo gli amici, soffriva di manie di persecuzione ed era sull’orlo del tracollo psicologico a causa dell’eccessiva pressione lavorativa. Lu era un allievo di Liu Zhijun, morto in Foxconn il 6 di Aprile.

11 Maggio 2010 – Zhu Chenming, 24 anni, muore dopo essersi lanciata dal tetto di un edificio aziendale. Le telecamere di sicurezza hanno ripreso il terribile evento, mostrato poi dai telegiornali nazionali.

14 Maggio 2010 – Liang Chao, 21 anni, muore dopo essersi lanciato dal tetto di un edificio aziendale.

26 Maggio 2010 – Li Hai, 19 anni, si toglie la vita saltando da un edificio a soli 42 giorni dalla sua assunzione in Foxconn. Nonostante il giovane abbia lasciato al padre un biglietto di commiato (“Sono un uomo privo di capacità, ho avuto ciò che meritavo”), la polizia ritiene che non si sia trattato di suicidio.

2 Giugno 2010 – Yan Li, 28enne, perde la vita dopo un massacrante turno da 34 ore nello stabilimento Foxconn di Shenzhen.

5 Novembre 2010 – Un impiegato dal nome non rivelato precipita da un edificio dello stabilimento di Shenzhen perdendo la vita. Le autorità locali hanno confermato l’avvenuto, ma senza dettagliarne le circostanze.

Nell’analizzare questa catena di tragici avvenimenti, emergono dei tratti comuni strettamente correlati: la giovane età delle vittime, la loro provenienza da zone rurali e quindi molto povere della Cina, e le accuse di sfruttamento inferite nei confronti di Foxconn. Quest’ultimo elemento trova gravi riscontri non solo nelle ultime testimonianze delle vittime, ma anche in reportage giornalistici nazionali e nelle vivaci proteste di gruppi locali per la protezione dei diritti umani.

1.3 Altri casi di suicidio in ambito professionale (France Telecom)

Il processo di industrializzazione cinese sta generando dei cambiamenti nella realtà del lavoro che i giovani del luogo affrontano con enormi difficoltà. Si tratta delle stesse difficoltà che Europa ed America affrontarono a cavallo tra i secoli 18esimo e 19esimo, e poterle osservare oggi attraverso la lente di ingrandimento dei media offre un’opportunità unica di raffronto con la realtà odierna. Tra il 2008 ed il 2009, ad esempio, una serie di 23 suicidi in France Télécom scioccò l’opinione pubblica francese innescando un significativo processo di autoesame: da studi socio-psicologici emerse che sino alla fine degli anni ‘80, il popolo di Francia trovava il suo “cemento sociale” proprio nel posto di lavoro e nei legami che in esso si creavano. La competitività odierna, al contrario, tende a distruggere questi legami e a generare un senso di abbandono che, in congiunzione con eventuali problematiche personali (divorzi, amicizie compromesse e quant’ altro), può sfociare nell’estremo del suicidio.

Come tra poco vedremo nel paragrafo dedicato alle condizioni di lavoro in Foxconn, esistono analogie tali da indurre a pensare che persino nei paesi più ricchi determinate difficoltà non siano state del tutto superate. Al giorno d’ oggi, ciò che accade nella vita professionale influenza gli equilibri individuali sin negli strati più profondi, e questo è vero in qualsiasi luogo del mondo ove si abbraccino modelli di sviluppo capitalistici – indipendentemente dalle differenze etniche e culturali.

1.3 Condizioni di vita in Foxconn e testimonianze dagli stabilimenti

Gran parte della forza lavoro di Foxconn è costituita dai cosiddetti “lavoratori rurali migranti” (“nongmingong”), ossia giovani che affluiscono dalle provincie contadine in cerca di impieghi moderni e remunerativi. Sono generalmente più istruiti dei loro genitori (talvolta persino laureati) e disposti a lavorare duramente per migliorare la propria condizione, ma nonostante ciò non sanno come innescare il cambiamento: per questa ragione, si presentano alle industrie come “materiale vuoto” da riempire facendo esperienza sul campo. L’esperienza presso Foxconn inizia generalmente con un contratto nel quale il neoassunto si impegna a non svelare a nessuno la natura del proprio lavoro, compresi i compagni di dormitorio – una misura necessaria presso un’azienda nella quale si producono spesso prototipi e nuovi dispositivi non ancora svelati al mercato. Per questa ragione, personale di sicurezza appositamente addestrato monitora ogni reparto degli stabilimenti ed impedisce ad eventuali curiosi di avvicinarsi al loro perimetro esterno, con metodi talvolta bruschi che polizia locale tollera.

Secondo un rapporto del SACOM, i turni di lavoro durano da 10 a 12 ore e si svolgono in un clima “teso ed atomizzato”, dove nel più assoluto silenzio ogni operaio reitera gesti monotoni ad un ritmo forsennato. I responsabili di reparto dettano i tempi di assemblaggio usando un cronometro e redarguendo aspramente chi non riesce a tenere il passo. Ecco la testimonianza di un anonimo lavoratore resa all’ente China Labor Watch:

“Terminiamo uno step in 7 secondi, quindi bisogna concentrarsi e lavorare senza fermarsi. Siamo persino più veloci delle macchine. Ad ogni turno assembliamo 4000 computer Dell, stando sempre in piedi. Riusciamo ad evadere queste richieste sforzandoci collettivamente, ma molti di noi sono sull‘orlo dell‘esaurimento”.

L’azienda impone il lavoro straordinario solo di fronte a particolari esigenze di produttività, ma molti operai preferiscono ricorrervi egualmente per corroborare un salario di base che ammonta a soli 900 yuan (106 euro). In regime di straordinario imposto, non è noto alcun limite massimo per il sovraccarico orario. Nel video più in alto, un lavoratore denuncia oltre 100 ore di straordinario mensile.

Nelle due ore di pausa concesse a metà giornata (non comprese nella durata del turno), gran parte degli operai consuma in fretta il proprio pasto per poter riposare in dormitorio nel tempo guadagnato; pochi altri preferiscono prendere una boccata d’aria all’esterno dei reparti. La stessa condizione si verifica a fine giornata, dove lo spazio per il dialogo con i propri colleghi è ridotto al minimo: in altre parole, un operaio può lavorare per diversi mesi in uno stabilimento Foxconn senza riuscire a far conoscenza con i compagni di dormitorio. Non va meglio a chi, insieme ad altri operai, decide di affittare una casa al di fuori degli stabilimenti, dal momento che i “nonmingong” non vengono riconosciuti come cittadini dalle comunità locali e pertanto non possono accedere ai servizi pubblici di base.
La mancanza di legami tra il personale ed il fenomeno di emarginazione sociale al quale gli operai sono soggetti configurano uno scenario nel quale la volontà e la tenuta psicologica individuale vengono messi a dura prova. Per usare le parole di Li Qiang, direttore esecutivo di China Labor Watch, “questi giovani lavoratori hanno la sensazione che nessuno si prenda cura di loro”.

Alla luce di queste realtà, largamente note in Cina come nella comunità internazionale, ci si può chiedere per quale motivo i giovani del posto continuino ancora oggi ad affluire agli stabilimenti di Foxconn. Il motivo è in realtà molto semplice: per quanto esiguo, il salario in Foxconn è sempre garantito e commisurato alle ore di straordinario prestate. Questa certezza rinforza nei lavoratori la convinzione che quell’azienda sia il posto migliore per accumulare risparmi, e la speranza di potere un giorno uscire fuori dal giro con denaro a sufficienza per realizzare i propri progetti personali.

1.4 Dalle manopole in plastica ad iPhone 4: cos’è Foxconn

Come ama ripetere il fondatore e presidente di Foxconn, Terry Tai-Ming Gou, “è facile ammassare armate di migliaia di uomini, ma è difficile trovare un solo generale”. Ed proprio con l’appellativo di “Generale” che la stampa internazionale usa riferirsi a questo intraprendente manager taiwanese, la cui azienda è oggi la più grande produttrice di componenti elettroniche al mondo. La carriera di Gou iniziò a 24 anni, nel 1974, con un prestito da 7.500 dollari richiesto alla madre: con quel denaro acquistò due macchinari per la modellazione della plastica ed aprì una piccola attività in un sobborgo di Taipei chiamato Tucheng (“La Città Sporca”). Il primo cliente fu l’americana Admiral TV, che gli commissionò delle manopole per la selezione dei canali nei suoi televisori in bianco e nero. Successivamente arrivarono accordi con RCA, Zenith e Philips che resero Hon-Hai nota negli Stati Uniti (questo il nome originario di Foxconn).
Nel 1980, Gou firmò un fortunato accordo con Atari per la produzione di connettori destinati alle storiche console 2600, e colse l’occasione per registrare le creazioni tecnologiche della sua azienda: per allora, il manager aveva imparato a scrivere il proprio nome in inglese e si preparava a quella che potremmo definire una vera e propria impresa, ossia visitare le aziende di 32 stati U.S.A. in un tour da 11 mesi, alla ricerca di accordi sempre più proficui. In quell’occasione, Gou viaggiò in una Lincoln presa a noleggio dormendo in diverse occasioni nel sedile posteriore per contenere i costi. Finì per strappare un contratto ad IBM, ed al suo ritorno in Cina quotò Hon-Hai in borsa finanziando la creazione di un enorme complesso a Longhua nel distretto dello Shenzhen: era il 1988.

Il numero di operai continuava a crescere, e Gou comprese che era necessario affiancare agli stabilimenti industriali una serie di strutture che potessero ospitare la forza lavoro e provvedere ai suoi bisogni: con uno sforzo economico che nessun concorrente straniero avrebbe mai attuato in territorio comunista, si costruirono dormitori, lavanderie, caffetterie, postazioni mediche ed antincendio. Sotto lo sguardo incredulo degli investitori occidentali, il complesso di Longhua raggiunse le proporzioni record di 3 chilometri quadrati configurandosi come una sorta di piccola città dotata di una rete televisiva autonoma.

A metà degli anni ’90, la partnership tra Foxconn e Compaq evidenziò l’incredibile capacità di Gou di organizzare il lavoro nei propri stabilimenti: i macchinari trasformavano semplici blocchi di metallo in chassis per computer che passavano alle catene di montaggio, e venivano integrati con alimentatori, floppy drive e cavi di connessione. Al committente giungeva perciò un prodotto già pronto ad ospitare motherboard, CPU, memorie ed hard disk con procedure di montaggio semplici ed economiche. Questa tecnica produttiva, unita alla velocità ed al basso costo di manifattura, fece si che aziende come IBM, Apple, Dell ed HP saltassero sul vagone di Gou senza pensarci due volte.

I clienti attribuiscono largamente la fortuna dell’imprenditore taiwanese alla condotta aggressiva con cui porta avanti gli accordi commerciali. L’obiettivo principale di Gou consiste nel far si che la maggior parte dei componenti necessari alla produzione di un qualunque bene avvenga in Foxconn o altre aziende ad essa collegate. Per fare ciò, egli è disposto ad assumersi oneri economici e rischi di grande entità, come nel caso di iPhone 4: un componente metallico risultava di così difficile produzione da richiedere l’impiego di un macchinario specifico prodotto dalla giapponese Fanuc, e destinato a prototipi. Per nulla intimidito dal costo elevato del macchinario (oltre 20.000 dollari), Gou ne acquisì oltre 1000 esemplari consentendo ad Apple di avviare la produzione di massa del suo smartphone.

1.5 Damage control: le strategie del presidente Terry Gou e dei clienti Foxconn

L’atteggiamento di Gou è dunque tale da cementare in maniera quasi indissolubile il rapporto di fiducia con i clienti, anche di fronte a tragedie come i suicidi di cui parlavamo in apertura. Per questa ragione aziende come Apple, HP, Nintendo e Sony invitano volentieri Foxconn a migliorare le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti, ma si guardano bene dal mettere in discussione i loro rapporti commerciali con il gigante cinese. In condizioni del genere, quale può essere il significato e la credibilità delle inchieste avviate nei mesi scorsi da certi committenti storici di Foxconn, aldilà di scongiurare eventuali ed infamanti accuse di inerzia? Ecco cosa affermava Nintendo all‘alba del quattordicesimo suicidio:

“Prendiamo molto sul serio le responsabilità derivanti dal nostro ruolo di compagnia globale, e ci atteniamo ad una polizza etica riguardo alla commissione, alla manifattura ed alla qualità del lavoro. Per garantire l’espletamento delle nostre responsabilità sociali presso i nostri fornitori, abbiamo istituito nel Luglio del 2008 le ’Nintendo CSR Procurement Guidelines’. Esigiamo che tutti i partner di produzione, inclusa Foxconn, si attengano a queste linee guida basate su leggi, standard internazionali e direttive connesse.”

Più lapidaria la reazione di Sony, che in un comunicato stampa informava:

“In risposta ai recenti rapporti, Sony ha cominciato ad attuare misure per valutare nuovamente le condizioni di lavoro in Foxconn.”

Supponendo che le aziende abbiano effettivamente condotto delle verifiche sui luoghi incriminati, per quale ragione l’ opinione pubblica è ancora all’ oscuro dei loro esiti? Non è forse il dovere di informazione incluso tra le responsabilità sociali di questi produttori verso i loro clienti? L’unica risposta in questo senso è arrivata da Apple, che dallo stabilimento Foxconn di Shenzen vede giungere la totalità dei suoi i-Devices (iPhone, iPad, iPod e computer Mac). Il presidente Steve Jobs ha personalmente visitato le fabbriche cinesi asserendo poi nel corso di una conferenza:

“Entri in questo posto ed è un’ industria ma, cavoli, hanno ristoranti e cinema, ospedali e piscine. Per essere un’ industria, è piuttosto bella […] Foxconn non è una fabbrica di sudore [= dall'espressione americana 'sweatshop', ossia luogo di sfruttamento, ndr]”

Michael McNamara, presidente della ditta americana Flextronic, ritiene che l’ ambiente di lavoro offerto dalla concorrente cinese non sia affatto tra i più ostici, alludendo al fatto che fuori da li ci sia anche di peggio:

“Non riesco a credere che non esistano posti di lavoro peggiori di Foxconn, se a qualcuno non piace lavorarci può sempre andare in strada e trovare altri 10 impieghi”

Questo è il totale dei riscontri che l’industria occidentale ha offerto in relazione ai suicidi negli stabilimenti di Foxconn, dove il presidente Terry Gou ha adottato diverse misure per contrastare il tragico fenomeno. In un’intervista al Bloomberg Newsweek, Gou ha ammesso di avere inizialmente sottovalutato il problema ritenendolo inevitabile in un ambiente che ospita oltre 800.000 lavoratori; solo dopo il quinto suicidio si è ritenuto di dover intervenire con decisione. Oltre ad includere nelle fabbriche dei centri di assistenza psicologica aperti 24 ore su 24, gli edifici aziendali son stati circondati da reti atte a scoraggiare ulteriori gesti estremi. L’effetto visivo, come potete constatare nelle immagini a corredo dell’articolo, è piuttosto alienante. Decisamente più incoraggianti sono state le manovre relative ai salari, aumentati del 30% nel mese di Marzo (129,41 euro) e addirittura del 66% in Giugno (215 euro), seguiti da piani per l’apertura di nuovi stabilimenti a Zhengzhou, nella provincia rurale dell’ Henan, da cui proviene 1/5 della forza lavoro di Foxconn. Così facendo, Gou spera di avvicinare i suoi lavoratori ai luoghi di origine ed ai loro affetti, ma ha richiesto al contempo l’ intervento del governo provinciale affinché la costruzione di dormitori [potesse aver luogo, aggiunta mia]

Contemporaneamente l’azienda ha sospeso le ragguardevoli compensazioni spettanti alle famiglie dei dipendenti suicidi, consistenti in 110,000 yuan (quasi 12.000 euro) che finivano per trasformarsi in un paradossale incentivo a togliersi la vita. In sede di contratto, i nuovi lavoratori firmano adesso una clausola nella quale si impegnano – pensate un po’ – a restare vivi. Tra le altre iniziative promosse da Gou citiamo un mastodontico “Festival della Vita” tenutosi nel mese di Maggio, dove famosi cantanti ed attori hanno intrattenuto i dipendenti invitandoli a riscoprire la gioia ed il valore della vita, e persino l’intervento di monaci buddisti che liberassero i locali aziendali dagli spiriti maligni.

1.6 La lotta per i diritti di SACOM, movimenti di protesta (proteste in fabbriche cinesi Honda) e nuovi rapporti

Le dure condizioni di vita dei lavoratori in Foxconn sono state portate all’attenzione generale da due organizzazioni, ossia il SACOM (Students & Scholars Against Corporate Misbehaviour, autore del più approfondito rapporto sulle difficoltà dei lavoratori rurali migranti) e l’osservatorio sul lavoro China Labor Watch, responsabili di manifestazioni in Hong Kong nelle quali si chiedeva alla compagnia di salvaguardare i diritti e la dignità dei dipendenti. Ad avvalorare la battaglia dei due enti è giunto un reportage della pubblicazione Southern Weekly, che nel mese di Maggio ha inviato il giovanissimo reporter Liu Zhi Yi all’interno dello stabilimento di Shenzen sotto mentite spoglie: in 28 giorni di permanenza, il giornalista ha potuto toccare con mano i disagi del personale fornendo gran parte del materiale che ritrovate in questo articolo, ma soprattutto degli argomenti in grado di scuotere le coscienze dei lavoratori cinesi.
In seguito agli aumenti salariali operati da Foxconn, altre aziende nel Sud della Cina hanno visto i propri operai incrociare le braccia contro i datori di lavoro: nello stabilimento Honda di Foshan (stessa città dove in queste ore, dipendenti Foxconn scioperano in massa e l’azienda tenta di insabbiare la vicenda), la produzione è stata bloccata ad intervalli regolari da scioperi ben organizzati, un fenomeno difficile da vedere in un paese in cui il diritto di aggregazione dei lavoratori non è riconosciuto. Grandi fabbriche come la KOK nel Kunshan (produzione di pneumatici) e la Jiashian di Sanggang (componenti elettronici) sono state protagoniste di scontri tra operai e forze dell’ordine, rivendicando diritti il cui riconoscimento sarebbe bloccato da connivenze tra gli imprenditori ed il Partito Comunista. Di fronte alla repressione, diversi giovani scelgono di tornare ai paesi d’origine attuando esattamente ciò che gli imprenditori cinesi temono, ossia una fuga della forza lavoro alla quale si potrà rispondere unicamente aumentando gli stipendi: sono queste le avvisaglie di un cambiamento che nei prossimi decenni interesserà profondamente il mercato del lavoro e l’intera società cinese.

In ultima analisi, non sorprende vedere come gli insegnamenti di Karl Marx regolarmente impartiti nelle scuole locali vengano spesso citati dai lavoratori in protesta: “Karl Marx aveva ragione”, afferma Liu Dechang, operaio presso le fabbriche Jiashian, “Dovremmo combattere come avvenne nell’ Europa del XIX secolo. Le fabbriche cinesi sono come quelle europee di due secoli fa, e come disse Marx, è solo combattendo contro i capitalisti che otterremo i nostri diritti”.

1.7 Considerazioni finali

Certe risposte, probabilmente, spettano solo alla politica ed alla storia. Ma di fronte ad un presente così duro per gli operai di Longhua e di numerose altre fabbriche da cui provengono i nostri iPhone, le nostre console e gran parte dei beni dell’elettronica di consumo, è inevitabile chiedersi da consumatori quale atteggiamento sarebbe opportuno assumere. D’altra parte, il “bisogno” di gadget sempre più nuovi ed efficienti è qualcosa di inestricabile per chi vive in paesi moderni come il nostro, e pochissimi sarebbero disposti a pagarli (molto) più di quanto non facciamo oggi sol perché un’azienda coscienziosa ha deciso di spostare la produzione la dove le condizioni di lavoro sono più giuste, eque e sostenibili. Tutto questo pone il semplice cittadino nella condizione di non poter fare nulla per cambiare lo status quo, aldilà dell’attuare un consumo informato e per quanto possibile, scevro dagli sprechi che giorno dopo giorno alimentano un’ industrialità che umilia i diritti altrui.

sabato 18 settembre 2010

Hitler's Corner 3- Il Milan sconfitto a Cesena

Questa volta il Fuhrer ci invia una sua opinione sul Milan, squadra che nonostante il trio delle meraviglie Pato - Ronaldinho - Ibrahimovic è stato sconfitto da Bogdani e Giaccherini.

2012


"Avete mai visto la fine del mondo?" Una persona assennata che volesse dare una risposta esauriente direbbe: "No, visto che ci vivo, ma me l'hanno fatta vedere al cinema: Hai presente "2012", il film di Emmerich?".

Già, Roland Emmerich, garanzia di effetti speciali e spettacolarità che ha al suo attivo altri disaster movies di tutto rispetto come "Independence Day" e "The Day After Tomorrow". Diciamo che dopo il mezzo passo falso di "10.000 A.C.", Il buon Roland è tornato sui suoi passi sfornando un film ricco di adrenalina e suspence...fino a un certo punto. Infatti più di metà film è una lunga sequenza di pilotaggio di vari veicoli (limousines, aerei, fino a un camper) in cui l'unica cosa che si differenzia è il mezzo di locomozione: in tutti i frangenti, infatti, il protagonista-pilota avrà alle sue calcagna la devastazione provocata da una pioggia di neutrini rea di aver surriscaldato il centro del globo (?!) e che provocherà il letterale sfaldamento della terra. Ma il veicolo del nostro eroe avrà sempre dieci centimetri di vantaggio. La trovata può funzionare per una sequenza di dieci minuti, non di cinquanta. La parte finale del film, in aggiunta, sembra essere invero fiacca e trasudante buoni sentimenti, nonchè prevedibilissima e che si concluderà in modo assurdo, alla luce della devastazione provocata in (quasi) tutto il mondo dal Giorno del Giudizio.

Bisogna però riconscere che gli effetti speciali sono di prim'ordine e visivamente convincenti, tanto che spesso mi sono sorpreso ad esclamare "Wow!" alla maniera di Tak Fuji dinanzi ad alcune panoramiche mostranti città rase al suolo, vulcani esplosi, Basiliche di San Pietro scivolare sul piazzale gremito di fedeli.

Inerentemente al cast, non si può dire che Amanda Peet e John Cusack abbiano recitato male, ma il personaggio a mio modo di vedere più riuscito è senza dubbio quello di Woody Harrelson, il folle visionario che aveva previsto tutto e che da anni andava predicando la futura devastazione.
Da notare anche che i membri del G8 ricordano tutti alle loro controparti reali (ad esempio, il Presidente Americano è nero, Il Cancelliere tedesco è una donna bionda di terza età...), fuorchè il Presidente Del Consiglio Italiano, nel film uomo onesto, retto e religioso. La spiegazione di tale differenza è data da Emmerich stesso, che ha ammesso di essersi distaccato dal Presidente reale perchè nel film l'Italiano doveva essere emblema di valori che non appartengono all'attuale nostro Primo Ministro. Il regista ha poi aggiunto che in una situazione di pericolo, Berlusconi di sicuro lascerebbe tutti con un palmo di naso pensando solo alla propria incolumità.

Concludendo, non un brutto film, capace anche di regalare momenti divertenti, ma che a mio avviso necessita di maggior diversificazione nella componente d'azione. Da non prendere sul serio, anche a causa di una base scientifica assurda.

[6,5]

giovedì 16 settembre 2010

Muscle March


Il gioco dell'anno, del decennio, del secolo e del millennio. In che altro modo riassumere l'unicità e la demenza imperante di Muscle March? Una marcia di Muscoli esempio di quanto fuori stiano gli sviluppatori nipponici di Namco Bandai (casa famosa per altre stramberie come Katamari Damacy, Noby Noby Boy -secondo parte della critica, vera e propria allegoria sul fallo maschile- e The Munchables) e quanto sia leso io per giocarci sino al punto di apprezzarlo.

Porting per Nintendo Wii di un cabinato (cabinati che in Giappone vanno ancora alla grandissima, a differenza del resto del mondo) e scaricabile dal canale di digital delivering via WiiWare, Muscle March ci permette di prendere il controllo di un nerboruto culturista a nostra scelta tra gli otto disponibili e di inseguire una serie di nemici colpevoli di aver sottratto al nostro eroe il suo barattolone di sostanza dopanti. Non ci sono differenze ludiche tra un macho e l'altro, a cambiare è solo l'aspetto e la nazionalità dell'avatar. Si va da Tony lo statunitense all'iberico Pedroso, il latin lover del gruppo, passando per Brenda, la culturista-trans britannica e il curioso rappresentante della Norvegia: un orso polare di nome Rossi.

Lo scopo del gioco, come dicevo, è quello di inseguire un ladro di pasticche, ma non dovremo correre. La corsa attraverso i livelli, infatti, è automatica, al giocatore è richiesto solo di assumere determinate pose muovendo Wiimote e nunchuck al fine di passare nei varchi aperti dalla nostra lepre in alcuni muri. Sono cosciente del fatto che raccontato così sembra una stupidaggine, ma è così. Nel corso dei livelli sarà necessario passare indenni nei pertugi al fine di non perdere contatto dal fuggitivo. Quando saremo abbastanza vicini al ladro, infine, ci sarà richiesto di muovere forsennatamente i controller della bianca ammiraglia Nintendo, fino ad acchiappare maltolto e impostore, terminando il tutto con una bella ammucchiata di gruppo.

Il punto forte di Muscle March, comunque, non è da individuare nel gameplay, che pare sì divertente ma fin troppo elementare e lacunoso (le pose richieste sono solo quattro, e la risposta agli input non è sempre tempestiva) o nel comparto tecnico, a dire il vero desolantemente spoglio, bensì nella sua (delirante) personalità: Tra omaccioni in tanga che sculettano, balletti ambigui e un generale senso di omosessualità latente che si respira un pò dovunque, dal character design alle schermate dei menu, sino a giungere alla colonna sonora, che non mancherà di insediarsi nelle vostre sinapsi sino a non abbandonarvi mai più (consiglio di ascoltare su YouTube il brano "PaPaPa Love", per capire cosa intendo), non si può fare a meno di notare come gli sviluppatori si siano impegnati per rendere unico il gioco.

Nonostante i palesi difetti sia ludici che tecnici e una certa brevità imputabile ai limiti imposti dal servizio di download digitale di Nintendo, Muscle March, forte di un sistema di gioco immediato e capace di strappare più di una risata, ma soprattutto di uno stile tanto inguardabile quanto inimitabile, saprà catturare l'attenzione sia di giocatori occasionali che di players scafati in cerca di esperienze leggere da alternare a produzioni più blasonate.

In chiusura, il trailerdi lancio del gioco. Anch'esso inguardabile.



[7,0]

lunedì 13 settembre 2010

5 Film per l'Estate

Eggià, avete ragione, questi sono gli ultimi scampoli dell'Estate 2010 (per quanto mi riguarda, una delle peggiori di sempre, roba che nemmeno il 2006), ma chissenefrega.
Una delle cose migliori dell'Estate è quello di avere un sacco di serate buche ( almeno nel mio caso) e di aver poco da fare, con la possibilità di darsi alla lettura, al gaming, a vedere film che mai e poi mai avremmo visto in condizioni differenti. roba che varia dal softcore italico anni '80 alle stupide commediole da College americane, fino a improbe perle trash. Ecco una cinquina di film da lasciare a bocca aperta!

Road Trip 2

Partiamo subito con una College comedy, i cui ingredienti sono al più conosciuti: un gruppo di amici scansafatiche composto da: Il nerd, l'innamorato, il trashone ubiracone/spinellone, il perfettino; Belle ragazze il più nude possibile; colonna sonora Punk-Rock e una trama assurda sullo sfondo (che in questo caso ha a che fare con un torneo di Birra-pong e una sventolona francese). La cosa bella di questo film è che ridere non fa, piangere nemmeno. Allora perchè lo si guarda? Che domanda, per le tette, no?!


The Stuff - Il gelato che uccide

Penso che il titolo sia abbastanza evocativo. Una sostanza melmosa simile a yogurt (inspiegabilmente estratto dai protagonisti a mò di minerale da una miniera) viene prima ingurgitata da ignari acquirenti che, in seguito, subisono gli "zombieschi" (il neologismo è mio, tutti i diritti sono riservati) effetti. Starà a un ex agente dell'FBI, un ragazzino golosone e al testimonial del prodotto salvare la nazione. "Siete voi a mangiare lui o lui a mangiare voi?" (cit.)



Fatti, Strafatti & Strafighe.

Questo, permettetemi di scriverlo, è un grande film. Un cast di tutto rispetto (In cui spiccano Ashton Kutcher e Jennifer Garner) per una commedia trash che fa ridere di gusto. Due amici si svegliano e non ricordano più nulla della sera precedente, in cui evidentemente hanno combinato qualcos'altro di grosso oltre alla sbornia: quale sarà il regalo promesso loro dalle rispettive fidanzate? Dove sono i soldi che chiedono dei loschi figuri? E che diamine c'entra un esercito di aliene strafighe pronte a invadere il pianeta? Grandioso.


Cocco di Nonna

Altra commediola assurda ambientata nell'industria dei videogiochi, con nel cast Joel Moore (il dottor Spelman di "Avatar"), game designer cattivo (Al cui confronto Itagaki sembra un agnellino) in crisi creativa. Il protagonista è invece un developer che vive con la arzilla nonnina, fuma erba con Dante lo svitato e uno sciamano aborigeno e lavora a "Demonicus", gioco che viene rubato dal cattivone e spacciato per il suo nuovo capolavoro. Sarà proprio la nonnina a rivelare l'oscuro piano del Miyamoto vestito di Pelle, battendono in un deathmatch (?!?!?!?!?). "Ho finito The Legend Of Zelda prima di imparare a camminare" (cit.)

The Love Guru

Mike Myers, quando si tratta di Trash e film demenziali, è una garanzia, e dopo i due "Fusi di Testa" e i tre "Austin Powers", torna con una nuova maschera: Deepak Chopra, il "guru dell'amore", chiamato a Toronta dalla presidentessa di una squadra di hockey (No, non è Rosella Sensi, ma la ben più apprezzabile Jessica Alba) per risolvere i problemi d'amore del fuoriclasse, in crisi di risultati da quando la moglie l'ha lasciato. Non ai livelli del precedenti lavori di Myers, ma il cuscino a rotelle mi è rimasto nel cuore. Nel cast anche Justin Timberlake, per la prima volta in vita sua simpatico.

martedì 29 giugno 2010

Hitler's Corner - L'Italia ai mondiali



Ebbene sì, dopo quasi 80 post in solitaria, è giunto anche per questo blog il momento di ampliarsi, ed ho deciso di farlo accaparrandomi un'opinionista con i controfiocchi. Ho scelto lui perchè volevo aumentare la democraticità e la carica polemica del blog, cosciente del fatto che il nuovo arrivato non tradirà le mie attese.
Direttamente da Berlino, con cadenza mensile (ma ha l'autorizzazione a postare quando e come vuole) Adolf Hitler ci manderà un videolog in cui tratterà argomenti di attualità, politica, sport, tecnologia, gossip...Insomma, parlerà di tutto e di tutti nel suo inimitabile stile.
Ovviamente avrà carta bianca e potrà dire peste e corna su qualsiasi tema e non sempre saremo in perfetta sintonia, ma lascerò a lui piena libertà di espressione (provate voi a contraddirlo senza finire bruciati...)

La collaborazione avra effetto immediato, tanto che mi è già giunto il primo contributo, in cui si parlerà di un argomento che sta caro agli sportivi del Belpaese: l'eliminazione dell'Italia dai campionati mondiali di calcio. Buona Visione.

sabato 22 maggio 2010

Playing God



La notizia l'abbiamo letta tutti e ha fatto molto scalpore, oltretutto ha gettato il sottoscritto in uno stato di esaltazione e contentezza come non accadeva da anni.

Craig Venter, scienziato divenuto famoso per aver mappato il genoma umano nel 1995, oggi pubblicherà sulla rivista Science i risultati della sua ricerca riguardo alla possibilità di creare forme di vita artificiali. Il nostro ce l'ha fatta, "innestando" all'interno di un batterio svuotato del suo DNA un DNA costruito in laboratorio composto da un milione di elementi. Inoltre, il batterio ha iniziato ad autoriprodursi.

Questa potrebbe essere la scoperta in grado di dare il via ad una nuova fase per la ricerca scientifica e la storia dell'umanità: l'uomo avrebbe in concreto la possibilità di creare la vita, come un moderno dottor Frankenstein. Certo il batterio ibrido ha una struttura cellulare molto elementare, Si può fare.

Come tutte le scoperte, anche questa ha la caratteristica di essere potenzialmente tanto deleteria quanto salvifica per l'uomo. Salvifica perchè, a detta dello stesso Venter, si potrebbero creare organismi in grado di assorbire l'anidride carbonica, rallentanto il fenomeno del global warming, ad esempio. Le applicazioni sono potenzialmente infinite. Al contrario potrebbero essere deleterie in quanto si potrebbe instaurare un sistema oppressivo e distopico capace di creare in vitro esseri "perfetti". (Scusate la ripetitività, chi mi legge su forum e facebook se ne sarà accorto, ma l'immagine dei bimbi creati in laboratorio del libro Il Nuovo Mondo di Aldous Huxley mi balena nella mente sin dal momento in cui ho letto della sensazionale scoperta).

Infine, come sempre, la scoperta di Venter (non a caso più volte accusato di giocare ad essere Dio) pone un sacco di domande, sia etiche che filosofiche. Domande inerenti Dio, l'anima, il senso della vita di questi surrogati di forme viventi, la giustizia o meno dell'usufruire per il proprio tornaconto di quelle creature. Onestamente sono molto più interessato a questa sfaccettatura del problema che non alle concrete possibilità offerte dalla ricerca. La faccenda si fa dannatamente interessante.

sabato 1 maggio 2010

Pantaloncini A Tutto Gas



Ci sono film che si pongono nettamente al di sopra degli standard qualitativi medi della cinematografia moderna. Pellicole che per sinossi, cast o componente artistica sanno settare nuovi traguardi per la Settima Arte, divenendo in breve tempo una pietra miliare dell'industria.

Tra questi, di sicuro non c'è Pantaloncini a Tutto Gas, film britannico del 2002 scritto e diretto da Paul Hewitt (luminare del cinema che ci ha regalato una perla come Garfield - Il film) e interpretato da un novero di attori veramente strabiliante, tra cui spiccano Rupert Grint, Bruce Cook (presi di peso -come quasi l'80% del cast- dalla saga di Harry Potter), Anna Popplewell (la Susan de Le Cronache di Narnia), Paul Giamatti -che recentemente in un'intervista rilasciata a David Letterman sostiene che questo film rappresenti uno dei momenti topici della sua carriera-, Stephen Fry e addirittura Keira Knightley, che compare in un cameo di pochi secondi. Oltretutto, le musiche sono curate da Rupert Gregson-Williams (il fratello sfigato di Harry).

Stando alla lettura del cast, l'incauto spettatore sarebbe portato a pensare "Wow! deve essere per lo meno un film da Oscar". La realtà invece è che Pantaloncini a Tutto Gas è un film veramente spiazzante (in senso negativo) e le uniche domande che sorgeranno al termine della pellicola sono essenzialmente due: la prima è "PERCHE'?!" e la seconda è "IL TRASH HA RAGGIUNTO IL SUO APICE?" (al secondo quesito la risposta è sicuramente no, come dimostra "Jesus Christ Vampire Hunter", film veramente infimo e che presto recensirò)

Ma ora bando alle ciance e analizziamo l'Opera.
Partiamo dalla trama: Il piccolo Patrick Smash è un diversamente abile molto particolare: è infatti nato con due stomaci, il chè lo rende affetto da un disturbo gastrointestinale associato alla distensione addominale provocata da una eccessiva produzione e accumulo di gas nel tratto digestivo (detto altrimenti, è uno scorreggione incredibilmente dotato). Questo suo difetto lo rende anzitempo un disonore per la famiglia e lo zimbello della scuola, tanto da fargli perdere entusiasmo per quanto riguarda il suo più grande sogno: fare l'astronauta.
Ma come ci insegnano le più banali trame della storia e il mago Gandalf, "C'è sempre speranza", che assume per Patrick le fattezze di Alan, enfant-prodige che inizia a studiare il meteorismo del protagonista al fine di ricavarne energia cinetica. Gli studi del ragazzino però presto interesseranno anche i servizi segreti statunitensi, che arriveranno a rapire Alan. Disperato per la perdita, Patrick si lancerà in numerose avventure alla ricerca dell'amico, divenendo una star della lirica e procurandosi una condanna a morte. Ma proprio mentre si trova dinanzi al plotone d'esecuzione, la CIA lo salva e svela il motivo del rapimento: Alan è il genio a capo del progetto "Thunderpants", che punta a usare sonore e potensissimen renghe per salvare degli astronauti dispersi nello spazio.
Come potete vedere, la storia ha dei contorni di grande drammaticità e trasporto emotivo (...?) e tratta temi scottanti e quasi tabù, come l'aerofagia e l'energia pulita...Vabbè dai, c'è bisogno veramente di fare commenti su una trama del genere?

Altri aspetti significativi del film sono i dialoghi e la scenografia.

Parlando dei primi, non è possibile non notare che decine di battute vengono ripetute più volte durante il film, a volte anche leggermente fuori contesto. Essendo un film per bambini, si tratta di un espediente per rafforzare determinati concetti come l'amicizia e quant'altro, ma siamo davvero sicuri che i bimbi siano così scemotti da doversi sentire ripetere la solita battuta per 90 minuti?

La scenografia, a dire il vero, meriterebbe un post tutto suo. Sinceramente, è uno degli aspetti più originali e, a mio modestissimo avviso, meglio riusciti dell'Opera. Iniziamo col dire che il colore dominante è il verde, in ogni possibile tonalità: Le auto (due mini in tutto il film e costantemente riproposte per tutti i 90 minuti, solo parcheggiate in modo diverso per ogni scena) sono verdi, le case, le uniformi studentesche, gli arredamenti, i cibi, l'erba, gli alberi...Tutto dannatamente verde, caratteristica che contribuisce alla atmosfera di estraneità e surrealità che permea tutto il film. L'impatto visivo è piacevole e rilassante, ma certo "lievemente" ossessivo.

Concludendo, Pantaloncini A Tutto Gas è un film brutto, ma brutto forte, ma splendidamente trash. Non piacerà ai bambini -pure loro troveranno banale e svilente la pellicola- nè tantomeno ai grandi normodotati, ma può risultare un film buono per farsi due risate se non si ha proprio null'altro da vedere.

[3,0]